Angelo Donnici, un ritratto del sindaco sotto accusa

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Una grande tradizione politica familiare alle spalle e un'ottima professione d'avvocato. Ecco chi è il l primo cittadino di Mandatoriccio arrestato dalla Dda

Nel suo caso si può dire una cosa, con tutta tranquillità: è più grave il reato per cui è finito in manette che il danno.

Angelo Donnici, il sindaco di Mandatoriccio finito in manette in seguito all’operazione Stige condotta dalla Dda di Catanzaro, è indagato per turbativa d’asta con l’aggravante mafiosa assieme al suo vice, al direttore dell’ufficio tecnico del Comune e a un collaboratore.

Il valore economico del maltolto è tutto sommato modesto, specie se lo si compara ai fatturati, ben più consistenti, dei picciotti del clan Marincola-Farao: 75mila euro di tagli boschivi. Ma la condotta illecita accertata dagli inquirenti e accettata dal gip, non è leggerissima e rileva soprattutto per la qualità di pubblico amministratore di chi l’ha posta in essere.

Un peccato: perché altrimenti Angelo Donnici, avvocato e professionista piuttosto noto in zona, è un insospettabile, tra l’altro di ottima famiglia.

Per capirci, è il fratello minore dell’irrequieto Beniamino Donnici, psichiatra e già medico militare di carriera, missino eretico (si professava seguace del compianto Beppe Niccolai) e protagonista di una carriera politica vissuta nel segno dell’eresia: proprio in nome dell’eresia niccolaiana  Donnici, insieme a Ugo Verrina (anche lui figura di spessore dell’ex mondo neofascista), mollò il Msi prima per farsi sedurre dall’autonomismo (fu, infatti, tra i fondatori di Calabria Libera), poi si avvicinò al centrosinistra dell’Ulivo. Fu prima assessore regionale al Turismo nell’amministrazione Loiero, poi divenne europarlamentare per Italia dei Valori.

Infine, colpito da una forte conversione religiosa, Beniamino Donnici ha mollato la politica per dedicarsi a opere caritative.

Ma la politica, a casa Donnici, era una questione di sangue, Aveva iniziato il padre, Mario Donnici, che fu sindaco di Mandatoriccio negli anni ’70 proprio nelle file del Msi, sotto attacco ovunque ma in quel remoto angolo di Calabria forza di governo. E c’è da dire che onorò alla grande la fascia tricolore, promuovendo la realizzazione di quelle infrastrutture minime (strade, fognature ecc.) senza le quali il suo paese sarebbe rimasto letteralmente isolato.

Detto altrimenti: più o meno negli stessi anni in cui nella vicina Scala Coeli si verificava una violenta protesta antipolitica, forse la prima della storia calabrese, Donnici padre dava mano alle ruspe e ai trattori per modernizzare il più possibile il proprio borgo.

Perciò c’è da essere garantisti e incrociare le dita nei riguardi di Angelo Donnici: sarebbe davvero brutto pensare che una tradizione di famiglia possa finire in niente per un picciotto e un boschetto.

 

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