Gli accademici protestano e Alain de Benoist è censurato

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La Fodazione Feltrinelli cede alle pressioni di un gruppo di studiosi e annulla il dibattito col pensatore francese

Niente più dibattito con Alain de Benoist alla Fondazione Feltrinelli di Milano. L’incontro con il pensatore francese e fondatore della Nouvelle Droite, previsto per il 13 febbraio, è stato annullato in seguito all’appello, a dir poco polemico, di un gruppo di accademici che ha lanciato una petizione contro l’avvenimento.

I motivi? Sembrano piuttosto vecchi e banali. Eccone un saggio, riportato dall’appello lanciato ai vertici della Fondazione: «In Italia come in Europa, le idee di de Benoist informano la linea di attori di estrema destra diversi e con diverse potenzialità - tra cui la Lega o la più marginale CasaPound - la cui comune ambizione è parlare a un pubblico più largo dei soli nostalgici fascisti».

L’aspetto più grave di questo appello, tanto più grave perché redatto da studiosi che si occupano dei movimenti di destra, anche estremi, e reputano comunque che questi debbano essere studiati e conosciuti, è la confusione, forse operata arbitrariamente, tra de Benoist e l’europarlamentare ed ex lepenista Florian Filippot, già intervenuto il 30 gennaio.

Già: che c’entra un pensatore politico puro come de Benoist con un militante, sebbene di gran spessore culturale, come Filippot? E inoltre: perché gli esponenti della destra non possono raccontare sé stessi e il proprio punto di vista in un ciclo di conferenze, quello appunto organizzato da Felrtinelli, in cui si dovrebbe discutere di destra e sinistra?

La lettera sa tanto di ostracismo, tanto più grave perché messo in atto da ricercatori. Soprattutto nel caso di de Benoist, il cui pensiero complesso (che chi scrive conosce e apprezza senza tuttavia identificarvisi), non può essere ridotto a due o tre formule sensazionalistiche ad uso meramente giornalistico.

Dunque, si è detto che de Benoist sia un gramsciano di destra e che sia stato influenzato da Evola e Oswald Spengler.

Tutto questo è senz’altro vero, ma aver metabolizzato il più importante esponente italiano del Tradizionalismo Integrale, Evola, ed uno dei più grandi pensatori europei del secolo scorso, Spengler, non vuol dire avere la rogna né essere fascisti tout court.

Soprattutto, non vuol dire influenzare in maniera diretta i movimenti populisti e radicali europei, che di sicuro di certe formule raffinate, difficilmente spendibili in un contesto elettorale non saprebbero che farsene.

A proposito di Evola: oltre vent’anni fa, durante un dibattito televisivo sui gruppi skinhead che iniziavano ad emergere a Roma, Massimo Cacciari, pungolato da un giornalista, difese il filosofo romano, additato come ispiratore delle teste rasate con un’espressione coraggiosa su cui occorrerebbe riflettere: «Se questi leggessero Evola gli verrebbe il mal di testa dopo due pagine».

Lo stesso discorso è ripetibile per de Benoist, che più volte in passato ha dibattuto civilmente con gli esponenti più seri e illuminati della Gauche, non solo francese.

Poliglotta, plurilaureato e autore di una spaventosa (per mole) caterva di saggi, il pensatore oltralpino si è occupato praticamente di tutto: dalla filosofia politica a quella morale, dalla bioetica alla teoria giuridica, dal comunitarismo e dall’identitarismo (che poi costituiscono il nocciolo duro del suo pensiero, altro che nativismo e razzismo) all’etologia, senza mai esprimere un solo cenno di intolleranza, nelle opere e negli interventi pubblici, nei confronti di chi non la pensava come lui.

Ora, magari qualche esponente più acculturato della Lega o Casa Pound, avrà pure sfogliato qualche copia del classico benoistiano Vu de Droite, ma ciò non rende de Benoist un ispiratore delle peggiori uscite del leghismo 2.0, che si nutre di slogan da stadio e di formule immediate, non certo di riflessioni approfondite.

L’annullamento del confronto milanese è solo un’occasione persa per confrontarsi e dibattere con uno studioso di prima grandezza e di rara curiosità.

Alain de Benoist è l’avversario con cui i sostenitori dei canoni liberale e socialdemocratico dovrebbero confrontarsi per arricchirsi e rafforzare il proprio messaggio culturale e valoriale. È l’avversario che padroneggia alla grande i metodi della modernità per filtrarvi la propria contestazione, che risulterebbe indigesta anche ai movimenti xenofobi, che fanno parte della contemporaneità sottoposta a vaglio critico dal pensatore francese. Per azzardare un paragone, che comunque resta un po’ improprio, viene in mente de Maistre, il raffinato reazionario che polemizzava con Rousseau utilizzando lo stesso metodo critico lanciato dagli enciclopedisti.

Un avversario così è prezioso, perché ci costringe a misurarci e ci mette alla prova.

Demonizzarlo ed escluderlo dal dibattito, solo perché anche in Italia c’è chi tenta la carta politica della xenofobia, significa voler giocare a porta vuota. Significa voler vincere facile, per usare un’espressione che con la cultura (che è cosa difficile) non dovrebbe avere a che fare. Peccato solo che nelle partite in cui una delle squadre cerca non solo di giocare, ma anche di fare l’arbitro ed espellere a piacimento, non si vince nulla.

Per saperne di più:

La polemica su de Benoist

La petizione degli accademici contro de Benoist

 

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