Spie e analisi dei dati. Un battito d'ali, come le farfalle

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Alessandro Ferrara, in diretta dai Servizi Segreti al Master in Intelligence: vi racconto come usiamo i vostri dati

Dopo averlo sentito parlare, i luoghi comuni su sbirri e spie evaporano. Alessandro Ferrara, decano dei Servizi Segreti italiani e alto funzionario dell’Aisi, è uno dei massimi esperti nell’analisi dei dati.

Ne ha dato un esempio all’Università della Calabria, dove ha svolto una lezione densissima nel Master in Intelligence diretto da Mario Caligiuri, di cui è docente sin dalla prima edizione del lontano 2007.

Chi si aspetta colpi di scena o dettagli da brivido si metta l’anima in pace: quel che ha raccontato Ferrara è stimolante. Ma le scene d’azione sono un’altra cosa, perché le emozioni dell’analisi sono tutte intellettuali.

E non sono roba da poco, data la quantità di concetti sofisticati snocciolati dall’alto funzionario.

Per parlare di analisi dei dati, una specialità tutt’altro che arida, occorre muoversi per parole o espressioni chiave. La più suggestiva riguarda le farfalle di Nanchino.

«Un battito d’ala di una farfalla può scatenare un uragano dall’altra parte del mondo», così recita il brocardo su cui si basa il butterfly effect teorizzato dal meteoreologo Edward Lorenz e raccontato dallo scrittore Ray Bradbury in quel gioiello della letteratura fantascientifica che è Rumore di tuono.

Che c’azzecca tutto questo con l’intelligence? Ecco un saggio del Ferrara pensiero in merito: «L’intelligence è uno strumento importantissimo, indispensabile per affrontare le sfide della nostra modernità, che è caratterizzata da una elevata complessità e dalla fortissima interdipendenza causata dalla globalizzazione». In soldoni: la sostanza reale della globalizzazione è l’interdipendenza, tra persone, gruppi, eventi, fenomeni e pensieri. Intendiamoci, ha fatto capire lo studioso, l’interdipendenza c’è sempre stata ma non ha mai avuto l’estensione odierna e la sua attuale centralità nella vita degli uomini. Il risultato? È la sensazione di eterno presente, dovuta anche all’accumulo esponenziale in tempo reale di dati e informazioni che creano un effetto frastornante. L’esempio principale di questo processo è proprio la genesi della globalizzazione.

Quest’ultima, ha spiegato Ferrara, «è stata a lungo raccontata ma è stata compresa solo quando ha dispiegato i suoi imprevisti effetti sugli scenari mondiali: abbiamo abbandonato il mondo bipolare, che percepivamo come rassicurante, per trovarci in un nuova dimensione dei rapporti politici, interni ed internazionali, dominati da una competizione spesso esasperata». A questo punto, il riferimento alle teorie di Zigmunt Bauman e di Ulrich Beck è arrivato puntuale. Dalle tesi dei due studiosi Ferrara ha ricavato ed esposto il concetto di glocalità, che non è la parola vuota ed abusata da forme scorrette di marketing territoriale ed alimentare, ma esprime la sintesi delle tensioni della globalizzazione e delle reazioni localiste.

Ed è proprio in tali dimensioni che si sviluppano rischi trasversali e conflittualità a bassa intensità che confondono i confini delle minacce e li disperdono in mappe a geometrie variabili. L’esempio dei conflitti asimmetrici e delle infowars combattute senza esclusione di colpi nella e attraverso la rete sono esempi più che calzanti di questa condizione. La competizione sfrenata tra vari soggetti, non tutti statali e non tutti pubblici, ha rimesso al centro dell’attenzione l’interesse nazionale, da tutelare non solo e non tanto nei confronti di nemici, tanto più insidiosi perché si presentano sotto forme diverse e spesso sfuggenti, ma soprattutto nei riguardi di concorrenti.

In tale contesto, il ruolo dell’intelligence, e quindi dell’attività di analisi, è «consentire al decisore pubblico scelte consapevoli che tengano conto delle minacce e dell’impatto sui singoli scenari». Questo concetto, che non è altro che un applicazione del pensiero strategico all’attività dell’informazione, che include anche i media, tradizionali e digitali, esprime un’esigenza di tutela della sicurezza, che coincide proprio con l’idea di interesse nazionale finora esposta.

Ma l’intelligence, sempre secondo Ferrara, è soprattutto capacità di previsione. Infatti, ha concluso l’alto funzionario dell’Aisi, «Dobbiamo liberarci dell’eterno presente in cui ci ha immersi la società globale e imparare a ragionare in vista del futuro». E ancora: «Conoscere l’intelligence è oggi necessario in ogni ambito pubblico e privato perché può essere un modo per meglio accudire il sistema Paese nel suo complesso, in quanto l’intelligence non è solo la disciplina degli agenti segreti, ma un ben preciso metodo di conoscenza».


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