Caracciolo: Machiavelli ritorna nella politica internazionale

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Il direttore di Limes interviene al Master in Intelligence dell'Unical: siamo sicuri che i leader rispettino il diritto e le ideologie?

«Quando iniziammo, il termine geopolitica era un tabù», su cui pesavano non poco gli scampoli, che nella prima metà degli anni ’90 erano ancora tanti, della vecchia egemonia culturale.

Sì, la geopolitica era roba da fascisti. E il tabù è rimasto ancora in parecchi ambienti. Tanto è vero che questa disciplina «la si pratica senza parlarne, anzi, la si pratica tanto più e tanto meglio quanto meno se ne parla».

Non fa una grinza. D’altronde Lucio Caracciolo, direttore e fondatore di Limes, è più che un addetto ai lavori in questa disciplina a dir poco spinosa, l’ultima ed estrema forma di realismo machiavellico (nel senso più nobile dell’espressione) nella riflessione politica. Caracciolo è un rivoluzionario, perché ha sdoganato una cultura rimossa durante il cinquantennio della guerra fredda e l’ha reinserita nel dibattito, va da sé quello di alto profilo, mediatico.

Già, Limes è stata e resta ancora una robusta iniezione di realismo nella cultura politica e mediatica italiane. E questo cambio di prospettiva, che ora è filtrato anche nel mainstream, è stato tanto più rivoluzionario perché lo ha iniziato un intellettuale, appunto Caracciolo, che proveniva da ambienti organici al vecchio Pci, il socio di maggioranza della vecchia egemonia.

È persino superfluo spiegare che, assieme alla geopolitica, sono stati sdoganati altri settori, già peccaminosi, dell’analisi politica. Non ultimo l’intelligence.

Forse il Lucio Caracciolo comunista di ieri pensava e diceva, quando dirigeva gli organi della Fgci, «tutto è politica». Il Caracciolo di oggi, pensa e dice, tutto è geopolitica. Anche quando non si vede.

Ad esempio, nelle problematiche del mondo digitale: «Le grandi compagnie telematiche sono formidabili strumenti di intelligence e di influenza geopolitica. Ovviamente, quando queste sono al servizio degli Stati, non sono rivolte esclusivamente al consumo o al profitto, ma anche al mantenimento di un certo dominio statale o continentale. Spesso infatti entrano in questo grande gioco i fondi sovrani per influenzare l’economia e la geopolitica del pianeta». Così ha esordito nel suo intervento durante il Master in Intelligence dell’Unical diretto da Mario Caligiuri.

Per restare all’argomento, proprio la rete - che è un’infrastruttura, anche se tendiamo a scordarcene - genera una divisione, forse neppure troppo imprevedibile e inaspettata nel cosiddetto Nuovo (dis)ordine mondiale: «Non dobbiamo commettere l’errore di descrivere il mondo come se fosse un’entità unica. Oggi, infatti il 50% delle persone non usa tecnologie telematiche perché non è collegato ad internet».

Oltre che spiegarne le dinamiche, Caracciolo ha dato anche dei nomi ben precisi alle cose, dividendo la fascia centrale del pianeta, denominata Caoslandia, da Ordolandia.

A Caoslandia, in particolare, «si registra il progresso demografico più veloce al mondo». Ma questa zona è anche «teatro di quasi tutte le guerre, nonché caratterizzata da stati-mafia e disastri ambientali e climatici».

Un mix inquietante e ad elevate potenzialità esplosive, in cui, ha notato il direttore di Limes, il dato più evidente è l’età media, che in Africa si attesta al di sotto dei vent’anni mentre, ad esempio in Europa, arriva intorno ai 45 anni. Ciò «produrrà effetti geopolitici di grande portata perché - come sosteneva Giovanni Arrighi - quando i giovani, in una società, superano una certa soglia, si verificano richieste di profondi cambiamenti sociali. In Europa infatti viviamo una certa tendenza conservatrice mentre in “Caoslandia” la spinta è quasi rivoluzionaria».

Altro fattore di trasformazioni traumatiche è lo sviluppo incontrollato delle realtà urbane, che evolvono in megalopoli, come Lagos e Il Cairo.

Ma non si può parlare di geopolitica e intelligence senza evocare lo spettro per eccellenza di tanto immaginario occidentale. Anche su questo punto, Caracciolo è stato chiarissimo: «l’atto terroristico mira a indurre paranoia e irrazionalità, alimentando le teorie del complotto. Al riguardo dobbiamo considerare come le organizzazioni terroristiche siano anzitutto entità economiche che per alimentarsi trafficano droga, armi, petrolio e beni archeologici. Il mercato di sbocco di questi beni sono le nazioni ricche per cui occorre ribaltare il punto di vista dall’offerta alla domanda di criminalità».

La paranoia indotta dal terrorismo e legata alla paranoia creata dall’immigrazione. Con la consueta lucidità, il direttore di Limes ha svolto dei rilievi non proprio banali.

Eccoli: «Gli attuali flussi migratori sono aumentati perché si è creata una sorta di pressione tra il Nordafrica, da dove si concentrano le partenze, e il Nordeuropa, che cerca di mantenere i migranti nel Sud del vecchio continente. In tale contesto l’Italia pretende solidarietà, mentre gli Stati dell’Europa settentrionale invocano la responsabilità degli altri. In una situazione di deficit demografico, come quella dell’Italia, la risposta al fenomeno migratorio deve essere quella di creare le condizioni strutturali per gestire il fenomeno attraverso un sistema di immigrazione controllata».

Non è mancato l’accenno agli equilibri intereuropei, in cui si delineano fratture tra i Paesi occidentali e quelli orbitanti attorno all’ex impero sovietico. La lettura di Caracciolo, anche in questo caso, è risultata originale, perché è ruotata sulle infrastrutture, nello specifico Trimarium, il progetto pensato e proposto in ambito polacco, sostenuto dalla Croazia e in una certa misura dalla Romania. Ebbene, ha spiegato il giornalista, «Trimarium riguarda l’Adriatico ma esclude l’Italia, riguarda il Baltico ma esclude la Germania. Italia e Germania vengono infatti considerate entrambe vicine alla Russia di cui, con il progetto Trimarium, si cerca in qualche modo di arginare l’avanzata».

La realtà, guardata in faccia senza complessi, si rivela sempre più inquietante, ma anche più interessante, di come la racconti una certa vulgata ideologica, che di sicuro è anch’essa ispirata da finalità geopolitiche: «Ma voi siete davvero sicuri che i rapporti tra le potenze siano regolate dal diritto? Siete sicuri che un capo di Stato, quando concorda, definisce o ratifica un trattato o, peggio, dichiara una guerra, si basi sul Diritto internazionale e su certe finzioni?».

Ritorna la lezione di Machiavelli, che, grazie anche a Limes, è diventata almeno 3.0.

In un mondo ideale di certe lezioni non ci sarebbe bisogno, ma il fatto che questo mensile battagliero abbia raggiunto i 25 anni di vita fa capire come di certi approcci in Italia, più che altrove, ci sia una forte necessità.

 

 

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